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Dal mensile La Voce delle Madonie

GENNAIO 2007

 

Le Madonie nella poesia di Elena Saviano

  

“ … / La valle ascolta / pellegrini / pastori / cavalieri. / Canta il tripudio / esistenziale / ”. il tema ecologico affiora subito nei versi di  “San Mauro Castelverde” , una poesia inserita all’interno della raccolta “Apis” di Elena Saviano.

L’attenzione verso la natura e la sua devastazione è uno dei tratti ricorrenti nella produzione di una delle autrici italiane più sensibili ed autorevoli del panorama letterario contemporaneo, insignita, negli ultimi anni, di vari riconoscimenti e premi letterari “Pietro Mignosi”, “Marineo”, “Charles Dickens”, “Marcel Proust”, “Frontiere europee”, “Il Convivio”, “Universo Donna”.

Elena Saviano è una professionista esperta in sociologia e  comunicazione che si confronta con culture diverse, ma è la Sicilia ad occupare il posto più importante nella sua produzione: numerosi i riferimenti alle Madonie, descritte nella loro vivida bellezza  naturale.

In un’altra sua silloge poetica intitolata “Trasparenze smeraldine”, pubblicata da Thule, è contenuto un altro splendido componimento, dedicato a  Castelbuono: i versi suggeriscono un delizioso acquerello che raffigura “… / tintinnii di campane / … / monti / e volti di gente . / Nell’abbaiare / un cane gode in piazza / della frescura serale. / … / ”.

Nella stessa raccolta si trovano altri due omaggi a Cefalù; uno alla baia, l’altro  alla zona di Mazzaforno. Nel primo Elena Saviano riesce a riprodurre con i suoi versi l’atmosfera azzurra della cittadina che si affaccia sul mare, e ne coglie l’essenza nelle “mani che affondano il navigare pensiero”. Nell’altro la descrizione del paesaggio, invece, si fonde, in chiusura,  con la malinconia  del sentimento amoroso  : “… / Due voci / nella luce / pupille distanti / una voce / nella sera del mattino / custode indelebile / di abbraccio svanito ” .

La Saviano è capace, qui come altrove, di fermare lo sguardo sulla natura e di evocare sentimenti universali, ma le sue descrizioni incantate non sono prive di severità, perfino di sdegno dove occorra, per lo stato di degrado e di abbandono di vaste aree del pianeta.

La visione del mondo è a tratti  compassionevole, ma sempre ferma e lucida, anche quando l’ “analisi” dell’ambiente che la circonda è filtrata attraverso una dimensione onirica e sognante.

“Apis”, opera edita dalla Pungitopo ed apprezzatissima da vari critici (Vittorio  Sgarbi, Walter Mauro, Claudio Marabini, Pietro Carriglio, Bent Parodi, Antonio Veneziani, e altri) è anche un “j’accuse” preciso, nato da riflessioni profonde – e a volte scomode – sullo stato delle cose.  Elena Saviano non ha una visione “pacificata” né idilliaca del rapporto uomo – natura perché è troppo consapevole della prepotenza che caratterizza la condotta umana.

         “Apis” è, a tutti gli effetti, un monito contro l’arroganza ed il consumismo illimitato.

                                                                              Marianna La Barbera

 

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