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3 maggio 2007 Mensile regionale siciliano del Manifesto
LA NATURA TRA SPLENDORE E DEGRADO "APIS", LA DENUCIA IN VERSI DI ELENA SAVIANO Un inno alla biodiversità ed alla natura nelle sue infinite espressioni, ma anche un monito severo diretto agli uomini, colpevoli di averne sfruttato le risorse in modo irrazionale e distruttivo. La poetessa palermitana Elena Saviano, esperta in sociologia e comunicazione, nella sua ultima raccolta intitolata "Apis" (edita dalla Pungitopo) insignita di riconoscimenti quali il premio letterario internazionale "Pietro Mignosi" - oltre alle lodi di critici quali Vittorio Sgarbi, Walter Mauro, Claudio Marabini, Pietro Carriglio, Bent Parodi ed Antonio Veneziani - parte dalla sua terra natale, la Sicilia, per descrivere la variegata bellezza degli ecosistemi che popolano la terra. Si sofferma sugli animali, gli insetti, gli alberi e alcuni luoghi precisi, come San Mauro di Castelverde, Mongerbino e Capo d'Orlando, ma il lettore non fa fatica a comprendere che il richiamo alla geografia locale, seppure nella descrizione attenta e affettuosa dell'autrice, è solo un pretesto per condurre, con forza e persino veemenza in alcuni casi, ad una riflessione profonda sulla necessità di salvaguardare, in ogni angolo della Terra, quanto ancora non è stato annientato da un'umanità impegnata, come si legge nella commovente lettera che la poetessa indirizza alla natura, " a fare soldi inventando spot miliardari". Già nella silloge poetica "Trasparenze smeraldine", edita nel 2001, Elena Saviano aveva dedicato versi accorati ad alcuni luoghi da lei molto amati, ma è nell'ultima opera che la descrizione si affianca alla denuncia, facendosi più articolata, complessa e radicale, meno personale e più universale: malgrado la cifra espressiva sognante e suadente. Infatti “Apis” è senza dubbio uno degli atti d’accusa sul degrado ambientale più sinceri ed energici nel panorama editoriale degli ultimi anni: la natura viene fotografata e descritta sì attraverso la bellezza e le peculiarità che la caratterizzano, ma soprattutto mettendo drammaticamente in risalto lo stato di pericolo in cui versa. I versi più intensi, non a caso, sono forse quelli che compongono la poesia "Alla deriva", dove l'autrice, senza mezzi termini, parla di "vergogna", di "mare in agonia", di una "natura livida" che "ingoia/ il disprezzo impietoso/ accende la piaga/ svela l'orrore"; scattando, poi, una foto iperrealistica per mezzo di versi come questi: "Tra latte e siringhe/ delfini, aquile/ pinguini/ abbracciano sussurri/ di morte". Parole forti che si ritrovano anche in "Presunzione d'onnipotenza", pochi versi di grande impatto emotivo che puntano il dito contro 'Tuomo incapace/ di esorcizzare/ vanesie convinzioni/ investe il cosmo/ con promesse sottratte al cuore dei giusti". Devastazione, irrazionalità, egoismo per l'autrice hanno però un antidoto: l'amore. Quell'amore che, come lei stessa spiega, conduce all'intima convinzione che debba esistere un riscatto delle essenze vitali dei "fiori non brillanti", di "un cucciolo d'animale", di "un mare non cristallino", che costituiscono anche riferimenti precisi all'attualità ambientale dei nostri giorni. Marianna La Barbera www.isolapossibile.it/article.php3?id_article=2526 |
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