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IL RIFORMISTA

VENERDI’ 1 SETTEMBRE 2006

 review

La Sicilia in versi

 

                          Di   Domenico Donatone

 

 

L’ uomo incapace/di esorcizzare/vanesie convinzioni/investe il cosmo/con promesse/sottratte al cuore/dei giusti». Più che un esordio da libro di poesia, quello di Elena Saviano appare un esordio da romanzo con aggiunte filosofiche. E forse indicare la filosofia non è del tutto sbagliato per una scrittrice che vive, lavora e opera attiva­mente nel campo della comunicazione, della sociologia e del marke­ting, in una regione quale la Sicilia, culla del sapere, patria della Magna Grecia e centro di cultura nel medioevo con Federico II di Svevia.

Palermo è la sua casa, oltre ad essere il luogo deputato a far na­scere una poesia incentrata sul «tema Sicilia» vista non come «terra di confine», ma come luogo che rappresenta un privilegio: quello di sentire una linea di demarcazione importante perché linguistica, so­ciale, culturale. L'aspetto più rilevante su cui si sofferma la scrittrice è il patrimonio della regione, non solo quello storico, ma soprattutto quello che ha fatto della Sicilia una "patria quasi a sé" delle lettere nel Novecento, con talenti quali Sciascia, Pirandello, Brancati, Fava, Tomasi di Lampedusa e Lucio Piccolo. Da quest'ultimo la Saviano riparte per mettere in risalto quanto la Sicilia non sia terra di confi­ne, ma innanzitutto terra dei luoghi, come capo d'Orlando, dove morì nel 1969 Piccolo. Ebbene, in questi luoghi si scopre un'umanità che intende rivalutare la propria terra, lasciar fiorire «un'altra sto­ria», come sostiene anche Rita Borsellino, affinché i pregiudizi e i dis­sensi dettati dall'ignoranza cessino definitivamente. «I,a parola - scri­ve la Saviano nella poesia Villa incantata - miscela/canicola ed arsu­ra/il Gattopardo/ riposa/stanchezze scrittorie/Raniero, Lucio e Papilio/nel cerchio di Ippocrate/sottendono conoscenze all'Ade/cospar­se di cipria/come la pochezza del mondo». I nomi, che custodiscono in sé la memoria degli uomini, il loro carattere, diventano la sintesi fondamentale di valori preziosi per capire non solo la Sicilia, ma la realtà che ci circonda. «i) condizionale - infatti, asserisce la poetessa - in un mondo alla deriva, è un obbligo lessicale». Come dire che nel­la speranza, nel pronunciare la parola «speranza», rimane solo 1'e­mozione che è nella pronuncia, ma nei fatti si è perduta la capacità di procacciare una reale speranza per la vita.

Questi i duplici temi attorno a cui ruota la Saviano: sbrogliare, da una parte, quel meccanismo stantio di cui molti luoghi d'Italia, quin­di non solo la Sicilia, sono vittima; e dall'altra nutrire il senso della critica per costruire realtà migliori. La questione si pone in termini culturali. Nella cultura, nelle tradizioni ignorate, nella lingua, nel dia­letto è possibile mettere in sesto un meccanismo che faccia da con­traltare a contesti in cui «s'intravede la bellezza», quando la bellezza concretamente esiste già e va soltanto riscoperta con senso e giudi­zio. D sunto di queste tematiche attuali, affrontate con la poesia in maniera concisa, applicata, diligente, dalla scrittrice, sta nel porre al lettore una scrittura capace di rivelare da questa trama dei moti an­che psicologici. La cultura, il patrimonio artistico diventa un antido­to alla violenza che domina quegli stessi luoghi che riflettono, come la poetessa ci lascia intuire, una luce assai superiore ai vani riflessi che altre abitudini tentano di infrangere. La poesia Formiche è fonda­mentale in tal senso per capire quanto gli uomini debbano ispirarsi a movimenti costruttivi, operosi, benché restino «viandanti intrappolati in meccanismi topografici», da cui si estrae il concetto che la fortuna nella vita dipende anche dal luogo in cui si nasce.

Elena Saviano, «Apis», Pungitopo, 72 pagine, 10 Euro

 

 

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