Marco Scalabrino

                           Un cielo che non c'è, di Elena Saviano

                                Palermo, Aprile 2000

 

 

 

" Ripara la speranza / dietro la porta chiusa."       

" … la luce / bevanda della notte."

"Dipinge a nuovo / archi di trionfo".

 

Sono tracce di questa recente silloge di Elena Saviano. Ma, sono espresse sommessamente, sono scritte con tratto leggero, sono disseminate in più ampie superfici. Quasi … desiderassero scorrere inosservate, volessero smorzare la consapevolezza di loro stesse, dovessero dissimulare tutta la loro forza.

E invece giusto esse, "la speranza" , " la luce" che vi introducono, fanno intravedere gli "archi di trionfo"; preannunciano la nuova stagione della nostra giovane autrice.

E allora il "cielo che non c’è", quel cielo che pareva non esserci più, potrà - dovrà - ritornare ad esserci. E sbarazzarsi dei toni cupi, amari, sofferti, che hanno segnato questa opera.

Dello spleen ovverosia; la malinconia, quando non addirittura l’impressione del vuoto, il senso della vanità dell’agire umano.

Uno spleen che evoca la tristezza dei Romantici.

Uno spleen dettato dallo scontento  di un vivere malsano".

Il superamento del quale tuttavia - in virtù appunto dei timidi, sparuti indizi cui dianzi si accennava - la Nostra, a mio avviso, agogna, per scrollarsi di dosso la propria nefaria, decadente condizione.

E quel cielo sopra Palermo, la Palermo di Elena Saviano - la Palermo e con essa la Sicilia tutta che, al pari della nostra autrice, oggi vuole riscattarsi, aspira ad affrancarsi dallo spleen del declino dei valori umani, sociali, culturali che l’attanaglia e riappropriarsi (perché no?) dei fasti dell’età federiciana - quel cielo" che aveva assunto il piglio di "muffa … di vita adulta.", di "Miasma di spirito.", di "putrida fantasia", quel cielo volto a relegare la Nostra nell’orizzonte circoscritto di un passato" vagabondo", "barca in tempesta", "eccidio" … ecco, finalmente, si dischiude a un più roseo domani.

Un domani di ritrovata "identità ", di vivifico "amore", di "vaso" intero, in buona sostanza, e non di "cocci".

Un domani altrimenti destinato, "all’ombra della mente", a infrangersi contro i "bordi sfilacciati" della "stupidità ", della "incertezza quotidiana", dello "ignoto."

A motivo di un "corteggiatore … fugace." ? Di un amore che "Migra nel muro del silenzio" ? O che "si perde in … acida agonia." ?

Beninteso! Ma ben altre cause sono pure convenute.

Le "violenze", "in un mondo violento".

"L’esistenza / che succhia / e non disseta".

"L’essenza della morte."

Patrizia, cui è dedicata la raccolta, era – è – la sorella di Elena Saviano; la gemella astrale di Elena Saviano.

In forma di" Lettera senza francobollo", missiva giustappunto indirizzata a Patrizia" dolce sorellina", in prosa quindi, la Nostra scrive le pagine più toccanti di questo suo lavoro.

Poche pagine" anche se vorrei buttarne giù un fiume se solo servisse "commoventi, strazianti in certi passi, a forza rassegnate, di "una storia già finita":

"Lividi di dolore spalmati su lenzuola stanche in un letto sfatto di pianto",

"La rabbia mi corrode ... ma non basta a placare l’impotenza del mio agire",

" … nell’album dei ricordi … i nostri litigi ed il fare pace in silenzio."

Pagine al cospetto della Morte.

Considerazioni, arrovellamenti, interrogativi al cospetto della Morte:

"Non abbiamo chiesto di esserci in questa vita, ma quando ne fai parte non capisci il perché del non esserci più."

 "Non ti aspetti mai che possa accadere a te e continui non curante e superficiale a vivere una vita senza attenzioni … "

"Potrò mai capire questo progetto divino che tutti mi continuano a ripetere?"

E chiarimenti, interpretazioni autentiche, risposte che tardano ad arrivare.

Ma la magia, no! "La Magia" non "è finita" se, con Stephane Mallarmè, noi riteniamo che la Poesia sia magia:

 

"... la tempesta / risuona / un mesto ricordo."

"Gli anni cullati / tra basse ed alte maree / risaccano stanchi / in spiagge deserte"

"Lasciami credere / che quest’attimo / durerà / nell’eterno mio pensare."

"… il cielo / ride della pochezza / terrena."

"… il male rifugia / in donne assenti / statue senza volto."

 

Quest’ultima, tra le immagini proposteci da Elena Saviano, ci costringe, più che altre, a soffermarci; a riflettere.

Sul rischio che ogni essere umano - uomo o donna che sia, quali che siano le cause del "male" - corre di ritrovarsi, nel corso della propria esistenza, ridotto a cosa, ad abulico automa, ad anima che "salpa / per tremendi naufragi."

E potrebbero allora non avere alcuna efficacia "alibi / enigmi / parafrasi".

 

C’è da auspicare pertanto, a conclusione di questa breve lettura, che per tutti noi, dopo la sconfitta il dolore la morte, ci saranno spazio e tempo e ... cielo, per il ritorno la rassegnazione la vita.

 

Elena Saviano ce ne sta indicando la via.

 

 

 

 

 Copyright © 2005 - Ultimo aggiornamento: 1 dicembre, 2009 10.20.19
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