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Elena delle Grazie “Incontri” della poetessa Saviano: la parola, il silenzio e la linfa del sentire.
Quando sfogli le settantotto pagine di “Incontri”, non ti è difficile scorgere la fonte rinfrescante di una Poesia attenta al rimbombo cupo del nostro tempo, ma preoccupata, poi, di offrire spazio alle ragioni del cuore. Pungitopo pubblica la suggestiva silloge di Elena Saviano e fa un regalo a quanti pretendono che il verseggiare sia milizia aulica e nobile palestra di liberazione spirituale; ed a quanti attendono, altresì, che da quella milizia, ed in quella palestra, si coniugi il dramma dell’agorà contemporanea. Orbene, Saviano parte certamente dalla contemplazione delle Grazie; ad Aglaia chiedendo Splendore; da Eufrosine impetrando Serenità; in Talìa individuando amabile Letizia e, probabilmente, intrepida disinvoltura nell’affrontare le sventole del destino. Incastonate nell’ammaliante crestomazia iconografica curata da Nicolò Bonacasa (ah, la naivetè di quel Francesco Maiolo e quale rapimento nella metafisica di Manlio Giannici o di Lanfranco o di Paolo Collini, per tacere dei “maggiori” Michele Cascella, Salvatore Fiume, Gianbecchina ed Orfeo Tamburi…), le trentadue composizioni enucleano temi ora astrali, ora bruscamente concreti. La parola, anzitutto, che Elena elegge come Segno irrinunciabile; o, per dir meglio, come dispensatrice di “dottrine scandite dal tempo” poiché le parole, come saggiamente suggerisce Roland Barthes, non sono mai pazze, è la sintassi che è pazza. E poi, in Saviano il silenzio, che è ruscello primigenio, dal quale dobbiamo bere la gioia del “pensiero maturo” dunque l’ansia di catalogare gli eventi (della cronaca, della pietà, del furore intorno a noi). Infine, la linfa del sentire, ossia il fluire delle emozioni, l’affiorare della sensibilità o, per converso, la stasi e la quiete nella elegia. Varie volte - non ultima, puntata della rubrica Cinematografo condotta su Rai Uno da Gigi Marzullo – il sottoscritto è stato redarguito per il suo pallino sociologico nel commentare pellicole. Beh, mi sostiene la memoria di Guido Aristarco, che si battè per il trionfo delle Teoriche sulla Settima Arte, contro la “pratica della recensione”. Se è opportuno integrare il Cinema alla cultura (e non farne una vuota icona da adorare), così è indispensabile, per me, legare il far Poesia al contesto. Trovo complicità nella lettura della Saviano. Infatti, armonia è per lei “porre fine al delirio”; ed a doppia analisi si presta la “porpora sanguigna” che è telaio per gli “schizzi di sole”, dunque radioso schermo per la speranza; ma che si erge, pure, come graffito del dolore, eco dei popoli emarginati, lacrima degli umili, dirupo vermiglio (di sangue) per gli ultimi della Terra. Carme civile? Eviterò la trappola della retorica. Saviano autrice di versi, supera agilmente le panie del “contenuto bello”, il ricatto della letteratura edificante. Ci si abbandona volentieri alla danza e, talvolta, al ludo cui lei invita, restando fida ancella, però, di un arcaico, imperturbabile riserbo. Irrorato, confortevolmente, dal calice che disseta le anime. Gregorio Napoli Palermo, Palazzo Crociferi - 13 ottobre 2007
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Copyright © 2005 - Ultimo aggiornamento: 1 dicembre, 2009 10.20.19elesaviano@hotmail.it |