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Partenze – Arrivi

Corleone, 4 gennaio 2005

    La cultura è polivalente, anzi l’autentica cultura universale per vocazione e per destinazione.

    Fra i rami privilegiati della cultura c’è la poesia. Rileggendo nuovamente questo prezioso volumetto, mi sono ricordato di un amico psicanalista junghiano originario di Capo d’Orlando, Basilio Reale che anni a dietro spinto da analoghi sentimenti scrisse un volumetto pubblicato da Scheiwiller intitolato :” L’esistenza amorosa”, poiché in quel volumetto egli centrava tutto il suo discorso poetico sull’amore e infatti stava vivendo una felice stagione sentimentale.

    Quanto può l’amore? L’amore è una forza notevole e l’amore ha un peso certamente non indifferente nella poetica di Elena Saviano, direi centrale, sia quando si parla di amore inteso come puro sentimento, come affetti; sia anche come legame alla terra. E c’è n’ha dato un pregevole saggio nella silloge trasparenze smeraldine del 2001 che è stata premiata, tra l’altro al XXVIII premio Internazionale Città di Marineo (Pa), in cui addirittura scrive una lettera alla Sicilia.

    Dialoga con quest’isola e molte poesie sono dedicate a luoghi classici della Sicilia. Partenze - Arrivi, che ripresentiamo oggi, in questa sede corleonese, a differenza del precedente che fu presentato dalla casa editrice Thule di Tommaso Romano, l’editore è romano. Si tratta di una collana poetica “Nuove pagine” che fu fondata dal compianto Francesco Grisi, già Presidente del Sindacato Liberi Scrittori Italiani, oggi diretta da Pierpaolo Serarcangeli, che ne è anche l’editore.

    È divisa in varie sezioni. La prima parte di liriche pure, poi ci sono dei giochi linguistici che si risolvono in poesie, gli Haiku. Una sezione degli Acrostici sono un giochino antico dei poeti, anche padre Dante faceva ogni tanto ricorso a questo genere di composizione. Poi ancora, le lettere, prove di prosa che sono assolutamente in linea con quell che è la dimensione umana più profonda che è quell di Elena saviano, la quale ha un nome fatale. Elena è un nome che significa torcia splendente, era una dività solare, figlia di Zeus che sotto la forma di cigno fece nascere Daleda, una delle divinità solare, ma anche dell’amore a tutto tondo. L’amore che non promuove, ma subisce sulla propria pelle. E parlando dell’erotica si rinvia a Platone, rileggendo queste poesie ha ricordato la genesi dell’amore in Platone. Si vuole che Eros fosse figlio di Poros e Penia, cioè di ricchezza e povertà. Perché l’amore ti arricchisce, ma ti fa sentire anche povero, perché non c’è mai sufficiente amore per esserne davvero sazi.

    Noi avvertiamo un deficit rispetto a quello che ci circonda, probabilmente perché direbbe Platone “la nostra reminiscenza arriva all’epoca in cui viviamo una situazione androgena”. L’uomo dalle origine era androgeno, cioè aveva compresenti entrambi gli aspetti sessuali, poi avvenne una fatale separazione e da quel momento una parte cerca l’altra disperatamente l’altra.

    La ricerca dell’anima gemella non è un’impresa di poco conto, ma questo attiene alla persona. L’amore che in Elena Saviano viene rappresentata come incantamento, ma anche come riflessione profonda, come dissoluzione, rilevato da alcuni suoi esegeti un aspetto che ci rinvia, sia a Eros che a Tanatos.

    L’amore e la morte che sono le facce di una stessa medaglia, che come diceva Heidegger “sono due modi per celebrare la bellezza della vita”.

    Ma noi dobbiamo pensare alla morte come ad un assoluto, come ad un evento inesorabile. Dobbiamo pensare come occasione di rinascita, di rigenerazione, di capacità di riproposizione. Capacità che ci può venire dall’aspetto speculativo e quindi filosofico, tramite la ricerca musicale, ma ancor di più dalla ricerca poetica; perché la poesia fra le arti liberali è la principessina. Poesia dal greco poesis che significa letteralmente creazione. Pura creatività dello spirito, un’attività eminentemente intellettuale che corrisponde ad un puro ritmo sonoro e che rinvia totalmente alle nozioni di Essere , Spirito e Verità. Perché la poesia è essa stessa fonte di verità e ricerca della verità e soprattutto ricerca del senso.

    Troviamo in Elena Saviano, come in qualunque artista una esigenza profonda di accrescere, di incrementare, di arricchire il senso di una dimensione. Quella che Platone chiamava “l’erotica”. È una pulsione verticale, il desiderio di abbandonare la piattaforma dell’effimero, del banale, del ripetitivo. Del sempre uguale per realizzare una situazione liberatoria interna che sappia renderci se non felici almeno protagonisti, co-protagonisti attivi della nostra esistenza.

    Il poeta, diceva Carducci “un pitucco non è già”, non è un poveraccio. È uno che cerca il senso. È uno che cerca Poros, la ricchezza e non Benia la povertà. Io credo di creare Utopos “un non luogo, in un luogo fisico” per riconsacrarlo. Rendendo in qualche misura sacro, perché la poesia che è figlia delle muse è un particolare di Memoriam Mnemosina. Tutto si trasforma in entropia, ma non è sempre così.

    Elena Saviano ha cominciato dalla prima giovinezza. Il primo libro risale a undici anni a dietro. “Io, Elena” che è un’affermazione d’identità. Una ricerca della propria identità, un manifesto del proprio impegno poetico.

    Questa nozione dell’esistenza amorosa ha un ruolo di così totale centralità nella vita di E.S.

    I poeti sono degli iniziati e come ci ricorda Aristotele l’iniziazione nel senso più ampio del termine, consiste in un Pathos nella capacità di emozionare. Quella capacità che noi abbiamo perduto.

    La struttura poetica di E.S. afintopica le cui variabili tendono all’infinito partendo sempre da una piattaforma, come lei procede, per una serie progressiva di sperimentazioni, come ci ricorda uno dei suoi critici Alfio Inserra le lamentazioni stesse che in greco si chiama Trenodia si fa Palinodia nel senso che si fa discorso che supera quello precedente, ma è un continuo rimando. Come un gioco di note musicali perché la poesia è anche musica, come la musica è poesia, perché ai livelli intenzionali più alti dell’emozione autentica, tutto viene e corrisponde in un vertice della piramide in una sorta di cupola ideale che ha nome umanità.

Bent Parodi


Se vuoi saperne di più

www.fondazionepiccolo.it/Sito/nexp/ITA/ITA/idnews/3/navigation.htm


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