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ARTE E CULTURA
Quando le immagini incontrano i versi
di
Marianna la Barbera
E’ stata
presentata a Palermo il 13 ottobre scorso a Palazzo Crociferi la
raccolta di poesie "Incontri" della poetessa Elena Saviano
Nata a
Palermo, dove vive e lavora, Elena Saviano, libera docente laureata in
scienze dell'Educazione, è nell'attuale panorama poetico italiano uno
dei nomi più apprezzati, come testimoniano i prestigiosi riconoscimenti
ad oggi ricevuti: dai premi internazionali "Charles Dickens", "Marcel
Proust" e "Pietro Mignosi" fino ad "Universo Donna", del quale è stata
insignita fanno scorso, per citarne solo alcuni. I suoi versi,
apprezzati da personaggi del mondo dell'arte e della cultura quali
Vittorio Sgarbi, Noa Bonetti, Bent Parodi, Alfio Inserra, Tommaso
Romano, Walter Mauro, Claudio Marabini, Melo Freni, Antonio Veneziani,
esplorano l'universo dell'Amore toccando note sempre diverse: nostalgia,
tristezza, stupore, speranza e smarrimento che si condensano in immagini
capaci di rendere il lettore visivamente consapevole degli stati
d'animo dell'autrice.
Dalla
prima silloge poetica "Io, Elena", per i tipi di Ila Palma nel 1993,
fino alle ultime due raccolte di poesie, "Apis" e "Incontri" edite della
Pungitopo, Elena Saviano ha mantenuto inalterate le cifre espressive che
caratterizzano le sue composizioni: se l’ermetismo continua a
caratterizzare stilisticamente il verso, l'orientamento descrittivo si
è ulteriormente affinato, tanto che risulta difficile definire tout
court fautrice solo come poetessa.
Fotografa
della realtà, si potrebbe dire, aggiungendo che le immagini di vita
cristallizzate nella poesia di Elena Saviano sono sempre lucide, ferme,
rigorose, anche se mai prive di sentimenti di compassione e di umana
commozione, quasi a suggerire un incontro emotivo ravvicinato tra poeta
e lettore.
Una
capacità della Saviano, questa, che non sappiamo se essere innata o
maturata attraverso un'intensa attività parallela nel campo della
comunicazione e della docenza: di certo,
nei suoi
versi, l'interazione tra chi scrive e chi legge è massima, grazie anche
alla straordinaria capacità di tradurre l'universale nel particolare.
Se nelle
prime raccolte - oltre alla citata "Io, Elena" - "Un cielo che non c'è"
e "Trasparenze smeraldine", pubblicate rispettivamente da Federico nel
2000 e da Thule nel 2001, il protagonista assoluto dei versi era l'amore
affettivamente inteso, in "Apis" e "Incontri" fautrice lo ha declinato
verso altre forme, se possibile ancora più nobili e universali. L'amore
per la natura e il conseguente sdegno per fantropocentrismo sfrenato e
distruttivo che mette in pericolo e sempre più spesso distrugge i
complessi equilibri dell'ecosistema, sono al centro delle due opere:
"Apis" è stata giustamente celebrata come un inno alla biodiversità, ma
anche come un monito severo a cambiare visione del mondo, a recuperare,
nella misura in cui oggi sia possibile, il rapporto con la Terra, a
partire dalle creature, anche non umane, che la popolano.
Una
sensibilità "ecologista" che, pur senza i noiosi e inefficaci proclami
di tanto ambientalismo contemporaneo, pone il lettore nella condizione
di analizzare criticamente lo stato delle cose, e che in "Incontri" si
fa addirittura più radicale, sofferta, tagliente.
Alla
straordinaria valenza letteraria della raccolta si unisce la forza
della figurazione: per ogni poesia, un'immagine pittorica, grazie alla
ricerca accurata del dottore Nicolò Bonacasa, che ha messo a
disposizione la propria esperienza come cultore d'arte nella scelta di
nomi quali Gianbecchina, Paola Gandolfi, Luciano Ventrone, Giancarlo
Giannini, Orfeo Tamburi, Stefano Di Stasio, Antonio Ligabue, Claudio
Gargiolli, Salvatore Fiume, Giorgio Tonelli, Salvatore Caputo, Irene
Invrea, Lanfranco, Aurelio Bulzatti, Lino Frongia, Paolo Collini, Mario
Madiai, Eva Warnke, Michele Cascella, Manlio Giannici, Francesco Maiolo
e Norberto.
Basta
leggere i versi di "Abbraccio", "Tripudio" e "Trovarsi" per capire come
l'accostamento delle immagini non sia mai casuale, e come la ricerca
pittorica sia stata così accurata da diventare quasi "sociologica"; di
ampio respiro spirituale la poesia "Riflessione d'amore" dedicata al
Papa Giovanni Paolo II. Il discorso sulla Natura, affrontato in "Apis",
qui prosegue attraverso riflessioni così inquietanti, acute e
coinvolgenti da farci ritenere che la perfezione che consideravamo
appartenere ai versi della precedente raccolta in realtà doveva ancora
essere raggiunta.
In questo
senso, possiamo affermare che il meglio dell'autrice palermitana deve
ancora venire.
Mivendo Palermo - 16
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